Biodiversità animale

Biodiversità animale della Riserva

Il Cervo volante

Nome: Lucanus cervus
Famiglia: coleottero della famiglia dei Lucanidi.
Nome Volgare: Cervo volante

Morfologia: Con una lunghezza che varia dai 25 agli 80 millimetri, il cervo volante è sicuramente uno dei più grossi coleotteri esistenti in Europa. Diffuso anche in Asia Minore e Medio Oriente, in Italia lo si trova soprattutto nelle regioni settentrionali.

Il cervo volante possiede due paia di ali: le prime (elitre), sono molto robuste e prive di nervatura; le seconde sono più leggere e vengono ripiegate sotto le prime.
Deve il suo nome alla presenza di due strutture che ricordano le corna di un cervo ma che altro non sono che le mandibole molto sviluppate, più nel maschio che nella femmina.
Queste “corna” vengono utilizzate per i combattimenti durante il periodo riproduttivo e rendono il maschio più temibile di quanto effettivamente sia, infatti i muscoli non sono in grado di muovere con forza tali gigantesche mandibole che pertanto risultano alquanto inoffensive. Nella femmina invece essendo più piccole sono anche molto più efficaci e consentono alla portatrice di pizzicare con più forza e con maggiore danno. Le mandibole rappresentano, quindi, un carattere sessuale secondario (netto dimorfismo sessuale) che permette di distinguere il maschio dalla femmina.


Il Falco Pellegrino

Nome: Falco peregrinus
Famiglia: Falconidae
Nome Volgare: FalcoPellegrino

Nell’Europa centrale attorno al 1950 nidificavano ancora circa 430 coppie, poi si è giunti negli anni ’50 e ’60 ad un crollo della popolazione e ad un danneggiamento acuto della popolazione. In seguito ad un notevole maltrattamento dovuto a pesticidi, ma anche al furto di uova il falco pellegrino era minacciato dal pericolo di estinzione. Solo tramite il divieto di pesticidi come il DDT e un programma di protezione e di salvaguardia il numero di falchi pellegrini poté essere recuperato sempre più. Nel 1989 la presenza di covate venne stimata a 430 coppie nell’Europa centrale – all’inizio del millennio si potevano già calcolare 700 coppie.

Contesto di comparsa
Il falco pellegrino è facilmente disdinguibile dalla poiana comune (Buteo buteo) per il suo corpo compatto e la sua siluette piu` agile, le ali sono a punta e non frangiate come quelle della Poiana e la sua coda relativamente corta. Notevoli sono anche i suoi colpi d’ala veloci e vigorosi.
Spazio vitale
Il falco pellegrino puo` contare 21 sottospecie che popolano l’intero globo con esclusione dei poli, cio` determina un adattamento dedicato alle piu` svariate condizioni ambientali, dalla tundra artica ai deserti australiani. In Italia caccia prevalentemente in spazi aperti ed è perciò osservabile in quasi tutti i biotopi – tuttavia prevalentemente negli spazi aperti e sui bacini lacustri con abbondanza di uccelli. In alcune città si è pure urbanizzato. Cova anche in strutture architettoniche prominenti in alti palazzi come campanili delle chiese, vecchie fabbriche dove caccia prevalentemente piccioni (p.e. a Gottinga). Altrimenti il falco pellegrino predilige ripide rupi come luogo di cova, molto più raramente nidi abbandonati di altri rapaci.
Metodo di caccia
Il metodo di caccia del falco pellegrino è davvero spettacolare: caccia quasi esclusivamente uccelli in volo su uno spazio aereo libero – o da una postazione d’agguato o volando alto in circolo. Si ritiene che possa raggiungere velocità superiori ai 300 km/h in picchiata (forse 350) e comunque 180 km/h nel volo battuto[citazione necessaria]. La gamma di prede va dalle numerose specie di uccelli minori come il colombaccio (Columba palumbus) o il gabbianello (Larus minutus) e varia da zona a zona. La sua preda preferita è tuttavia il piccione comune (Columba livia). I partner di una coppia cacciano in inverno abitualmente in cosiddette cacce di compagnia.
Riproduzione
I partner di una coppia di falchi pellegrini rimangono insieme perlopiù per tutta la vita e si riaccoppiano in caso di morte di uno dei partner. La durata della cova dura dai 32 ai 37 giorni dipendentemente della latitudine e dalla percentuale di umidita` della zona prescelta per la cova.La covata puo prevedere da 2 a 6 uova (casi eccezionali) con solitamente 3/4 uova come standard usuale. Il falco pellegrino raggiunge un’età mediamente massima di 17 anni allo stato libero e sono stati osservati casi in cui dei soggetti superavano l’eta` di 20 anni in cattività. Il falco pellegrino è stato uccello dell’anno nel 1971.


Il Barbagianni

Nome: Tyto alba
Famiglia: Tytonidae
Nome Volgare: Il Barbagianni

Morfologia: Sono pallidi, dalle ali lunghe, dalle gambe lunghe, 33-39 cm in lunghezza con un’apertura alare di 80-95 cm. Hanno un volo oscillante quando si avvicinano ai pascoli o a simili terreni di caccia.

Sono uccelli tipici di zone d’aperta campagna come fattorie e cacciano prevalentemente ai margini dei boschi. Sono prevalentemente sedentari e notturni o crepuscolari.Barbagianni se ne trovano in tutto il mondo e su tutti i continenti tranne che in Antartide. A volte vengono chiamati anche gufi dalla faccia da scimmia per il loro aspetto.
I barbagianni si nutrono di arvicole, rane e insetti ma sono uccelli economicamente utili poiché predano anche animali dannosi come i ratti, i sorci, le talpe.


Il Barbastello

Nome: Barbastella barbastellus
Famiglia: Vespertiglionidi
Nome Volgare: Barbastello

Morfologia: Lunghezza: 44 – 60 mm. Apertura alare: 240 – 290 mm. Peso: 6 – 14 g.
E’ un pipistrello di piccole dimensioni, riconoscibile per la forma del muso molto schiacciata. Il dorso è scuro, il ventre è grigio-topo. Si rifugia nelle fessure degli edifici ma sembra sverni in grotte e nelle cavità degli alberi.

A volte caccia anche di giorno e con il cattivo tempo, a 4-5 m. da terra o sul pelo dell’acqua. Le prede sono piccoli insetti e artropodi catturati in volo o sugli alberi. Il volo è agile e manovrato. Gli accoppiamenti avvengono tra la tarda estate e l’inizio dell’inverno. I parti, a volte gemellari, iniziano da metà giugno.
E’ una specie considerata in pericolo di estinzione.


Il Cervone

Nome: Elaphe quatuorlineata
Famiglia: Colubridae
Nome Volgare: Il Cervone

Morfologia: È il più lungo serpente italiano ed uno tra i più lunghi d’Europa. La sua lunghezza può variare dagli 80 ai 240 cm, anche se raramente supera i 160. È di colore bruno-giallastro con le caratteristiche quattro scure barre longitudinali (da cui il nome scientifico). È diffuso dall’Europa sudorientale all’Asia Minore. In Italia è frequente nelle zone centro-meridionali.
Predilige la macchia mediterranea, il limitare di boschi, i boschi radi e soleggiati o in genere i luoghi con vegetazione sparsa, le sassaie, i muretti a secco e gli edifici abbandonati. Ama gli ambienti caldi (24-34°C) e umidi. Si può incontrare ad un’altitudine fino ai 1000 m sul livello del mare.


Il Gheppio

Nome: Falco tinnunculus
Famiglia: Falconidae
Nome Volgare: Il Gheppio

è uno dei rapaci più diffusi nell’Europa centrale. Molti conoscono il gheppio poiché ha conquistato le città come proprio ambiente e si caratterizza per il suo originale volo oscillante.

Piumaggio
I gheppi mostrano più che altre specie un acceso dimorfismo sessuale. La caratteristica più notevole è che i maschi hanno la testa di colore grigio chiaro, le femmine invece sono uniformemente di colore rosso mattone. I maschi hanno le ali di colore rossastro e sono caratterizzati da alcune macchie scure a volte dalla forma di asterisco.Il fondoschiena e la coda – il cosiddetto fascio – è di colore completamente grigio chiaro con un trattino nero finale e una bordatura bianca. La parte inferiore è di color crema chiaro con strisce o macchie marroncine. La parte inferiore del ventre è invece totalmente bianca.
La femmina adulta è bordata di scuro nella schiena. A differenza del maschio anche il fascio è marrone e mostra inoltre diverse strisce laterali e un determinato legame finale. Anche la parte inferiore è più scura che nel maschio e mostra una pezzatura più forte. I piccoli assomigliano nel piumaggio alle femmine. Tuttavia le loro ali sembrano più rotonde e più corte che nei gheppi adulti. Inoltre le punte delle loro aperture alari mostrano margini più chiari.
Pelle cerata e anello attorno all’occhio, che sono gialli negli uccelli adulti, negli uccelli giovani vanno dall’azzurro al verde giallastro.
In entrambi i sessi la coda è arrotondata poiché le penne della coda sono più corte di quelle mediane. Negli uccelli adulti le punte delle ali raggiungono la fine della coda. Le gambe sono giallo chiare, gli artigli sono neri.

Corporatura
Come tutti i falconiformi, il gheppio è dotato di 15 vertebre nel collo che gli permettono di girare il capo di 180° e di osservare appollaiati su un albero una preda fino a 220 gradi senza doversi muovere.
La corporatura dei gheppi (lunghezza e apertura alare) varia a seconda della sottospecie e del sesso. Nella sottospecie presente in Europa (Falco tinnunculus tinnunculus) i maschi hanno un’apertura alare di 74 cm, le femmine di 78.
Il peso degli individui varia parecchio a seconda del sesso. Normalmente un gheppio maschio pesa sui 200 grammi, una femmina 20 grammi in più. Il peso delle femmine varia a seconda del periodo: nel periodo di deposizione delle uova arrivano a pesare anche 300 grammi. Le femmine più pesanti sono normalmente più fortunate nella cura dei piccoli nel nido.

Aspetto in volo
Esemplari presenti al Museo Regionale della Fauna Alpina – Alpenfaunamuseum “Beck-Peccoz” di Gressoney-Saint-Jean
Esemplari presenti al Museo Regionale della Fauna Alpina – Alpenfaunamuseum “Beck-Peccoz” di Gressoney-Saint-Jean
Il gheppio è caratterizzato da un volo particolare. Anche i neofiti sono in grado di riconoscere il tipico volo del gheppio. A differenza di altri rapaci, sbatte le ali frequentemente, ma la caratteristica più evidente è il cosiddetto volo a “Spirito Santo”, durante il quale si mantiene totalmente fermo in aria, con piccoli battiti delle ali e tenendo la coda aperto a ventaglio, sfruttando il vento per mantenersi stabile e osservare il suolo in cerca di prede

Il Grillo

Nome: Gryllus campestris

Famiglia: Grillidi

Nome Volgare: Grillo

Morfologia: È un insetto nero dal corpo tozzo, con lunghe antenne e zampe posteriori atte al salto. I maschi hanno sulle elitre un organo stridulante.


Il Moscardino

Nome: Muscardinus avellanarius
Famiglia: Roditore
Nome Volgare: Il Moscardino

Morfologia: Il moscardino è diffuso in Europa e presente in tutte le regioni italiane nei boschi cedui misti e nelle macchie fitte formate da alberi e arbusti che producono bacche e noci (noccioli, biancospini, castagni). Il suo status ci dice che è diventato raro nelle aree che hanno subito deforestazione e che sono state trasformate in sistemi agrari intensivi.
Pesa dai 15 ai 30 g e raggiunge i 14cm di lunghezza. Ha una coda folta e una pelliccia di colore arancione fulvo, occhi scuri e molto grandi e delle lunghe vibrisse.
È un animale notturno, esce dal nido di notte e si aggira tra i rami degli arbusti in cerca di cibo. Ritorna al nido prima dell’alba dove rimane a dormire per la maggior parte del giorno. Trascorre i mesi più freddi in un piccolo nido senza accesso, posto fra i rami bassi di arbusti o in cavità del suolo. Il nido è costituito da erbe, foglie e strisce di corteccia ma può utilizzare anche le cassette nido artificiali.
L’ibernazione o letargo, più breve nelle regioni mediterranee, avviene durante tutto l’inverno, in cui il moscardino si limita a dormire e sopravvive grazie alle riserve di cibo accumulate nell’organismo durante l’autunno. Durante il letargo il metabolismo rallenta fino a che il consumo di energia del suo organismo diventa quasi nullo. La sua temperatura si abbassa al punto che l’animale può apparire freddo al tatto, mantenendo appena 1 o 2 gradi in più rispetto all’ambiente circostante.
Mangia soprattutto noci (nocciole e castagne), semi, bacche, polline, piante che producono nettare e alcuni insetti.
I suoi predatori sono soprattutto mustelidi anche se la maggior parte muore durante l’ibernazione o per malattie


Il rospo smeraldino

Nome: Bufo viridis
Famiglia: Bufonidae
Nome Volgare: Il rospo smeraldino

Morfologia: È più piccolo del rospo comune (Bufo bufo), infatti raggiunge al massimo i 10 cm, restando più frequentemente attorno ai 7 cm. La colorazione è molto variabile: marrone o bianco con chiazze verde smeraldo. La colorazione è molto variabile: marrone o bianco con chiazze verde smeraldo. Frequentemente la sua livrea è impreziosita da puntini rossastri. le ghiandole parotoidi si trovano, come nel rospo comune , sul collo, ma sono più allungate. Il rospo smeraldino è in grado di emettere un richiamo piuttosto forte, molto simile aal trillo dei grilli (Gryllus campestris) “r-r-r-r-r-r-r-r…”, i maschi in riproduzione tendono a “cantare” in gruppi numerosi come le rane verdi.
Il rospo smeraldino è protetto dalla convenzione di Berna per la salvaguardia della fauna minore.


Il Saettone

Nome: Zamenis longissimus
Famiglia: Colubridae
Nome Volgare: Il Saettone, Colubro di Esculapio

Morfologia: Con il primo dei due appellativi, derivato da saetta, si mette in evidenza la notevole rapidità con cui si muove, mentre il secondo ci deriva dalla tradizione latina che lo associa ad Esculapio, il Dio della salute che lo aveva raffigurato sulla verga magica ancor oggi emblema della medicina. La livrea non può certo essere definita appariscente, la colorazione più tipica è, infatti, giallo-bruna con riflessi olivastri, grigiastri o rossicci; più o meno sull’orlo delle squame sono poi presenti delle macchioline giallognole o biancastre; la parte ventrale, giallastra, può avere una punteggiatura.
I giovani di color bruno-grigio hanno serie longitudinali di macchie piú scure. Ai lati del capo due barre nerastre si interpongono tra gli occhi a due evidenti macchie gialle situate posteriormente, arrestandosi in prossimità dell’angolo della bocca: tale “maschera” si osserva, attenuata, anche nei subadulti e, appena evidente, negli adulti.
Presente in quasi tutta Europa manca dalla Gran Bretagna e dai paesi scandinavi, è estinto in Danimarca, e la presenza in Sardegna è da confermare poiché le segnalazioni a proposito sono fatte su singoli e sporadici soggetti.
L’habitat s’innalza dal livello del mare fino a 2000 metri, anche se la norma non supera i 1600 m e gli ambienti possono essere poi sia caldi e asciutti sia umidi o ripariali; in Italia lo incontriamo generalmente nelle zone aride.
Dalle abitudini crepuscolari e diurne è il più agile serpente italiano essendo oltre che ottimo corridore anche un agile arrampicatore, dote questa che sfrutta per predare gli uccelli e le loro uova; la sua dieta comprende inoltre una gran varietà di specie di mammiferi che caccia con la tecnica dell’agguato e che uccide per costrizione.
Comincia la latenza in autunno per risvegliarsi in primavera, trascorrendo questo periodo all’interno delle cavità dei tronchi, tra le rocce o entro le tane abbandonate dei roditori.
Si accoppiano verso la fine di maggio e in estate la femmina depone da 5 a 20 uova che si schiuderanno verso settembre.
Già conosciuto nella Magna Grecia, era considerato serpente sacro e come tale venerato, insieme a Elaphe quatorlineata, nei santuari dedicati ad Esculapio. Divenuto a causa di una eccessiva antropizzazione dell’ambiente, sempre più raro, è adesso, con il Cervone uno dei serpenti europei più in pericolo di estinzione ( anche se non in Sicilia dove è numeroso).

Ultimo aggiornamento

29 Dicembre 2020, 16:15