Atri sotterranea

CISTERNE ROMANE DEL PALAZZO DUCALE Le cisterne romane al di sotto del Palazzo Ducale fanno parte di un complesso sistema idrico cittadino, costituito da grandi conserve d’acqua situate in posizioni sommitali e in punti strategici della città con la funzione principale di conservare acqua e di permetterne un uso prolungato nel tempo, utilizzato soprattutto in passato nei numerosi assedi che l’antica città di Atri dovette sostenere.

Atri sotterranea

CISTERNE ROMANE DEL PALAZZO DUCALE

Le cisterne romane al di sotto del Palazzo Ducale fanno parte di un complesso sistema idrico cittadino, costituito da grandi conserve d’acqua situate in posizioni sommitali e in punti strategici della città con la funzione principale di conservare acqua e di permetterne un uso prolungato nel tempo, utilizzato soprattutto in passato nei numerosi assedi che l’antica città di Atri dovette sostenere. L’abitato  romano ricalca l’attuale e  le cisterne si  collocano nel punto più elevato della città, nell’area attualmente occupata da piazza Duchi Acquaviva, chiamata anticamente piazza dell’Arringo, poi piazza del popolo, e dove nel periodo romano era situato il Foro che la tradizione vuole edificato dall’imperatore Publio Elio Adriano, nato ad Italica in Spagna da genitori di origine atriana. L’approvvigionamento idrico, per la posizione sommitale dell’antica urbe era molto difficoltoso e le molteplici sorgenti naturali che coincidono ancora oggi con numerose fontane archeologiche erano situate al di fuori delle mura che cingevano la città antica. Per questo motivo gli antichi, escogitarono un ingegnoso sistema di recupero delle acque piovane costituito da inghiottitoi dotati di filtri a carbone e rocce carbonati che, che realizzarono al di sotto delle piazze principali e negli antichi atri delle abitazioni al fine di convogliare le acque intercettate in questi grandi spazi in grandi cisterne sotterranee utili alla loro conservazione, al refrigeramento e al loro successivo utilizzo. Le cisterne presenti sotto il palazzo ducale erano dotate di uno o più inghiottitoi per l’acqua e pozzetti di scarico ancora visibili negli ambienti, l’imponente conserva d’acqua è costituita da nove corpi rettangolari lunghi m. 14.70 e larghi m. 5.88, in opera laterizia absidati sul lato nord. All’interno delle strutture si possono ancora ammirare le più elevate tecniche costruttive romane come l’opus signinum una antica tecnica utilizzata per l’impermeabilizzazione delle cisterne, che prende il nome dalla città di Signia l’odierna Segni presso Roma, dove secondo antiche fonti l’opus venne inventato. Nel 1298 parte delle strutture sotterranee fu distrutta a causa di un’assegnazione dei ruderi per edificare nuovi edifici di culto, da parte di Carlo II d’Angiò ai frati Domenicani che ebbero la meglio dopo un’accesa disputa con un’altra confraternita che operava in quel tempo ad Atri ossia i frati Francescani. In seguito i locali furono adibiti a Scuderie Ducali dagli Acquaviva, nobile famiglia del tempo, una delle sette famiglie più importanti del Regno di Napoli, che operò in Abruzzo ed in Puglia e ad Atri per quasi cinque secoli e che tra i tanti interessi ludici ed economici, si dilettava nell’allevamento e nella selezione di razze equine, una per tutte i cavalli della razza Conversano, paese della Puglia dominato anch’esso dalla famiglia, dove venne selezionata la razza che in seguito venne utilizzata per la selezione dei famosi cavalli Lipizzani. In seguito le scuderie divennero prigioni, e infine locali adibiti a magazzini e dove erano situati i grandi camini che fornivano calore a tutto il palazzo. Tali avvicendamenti di usi non hanno tuttavia intaccato il carattere originario delle strutture che hanno mantenuto tutto il fascino di un tempo, in perfetta armonia con le mostre e le attività che ancora oggi vengono realizzate in questi ambienti e che ne contribuiscono ad aumentarne la suggestiva atmosfera.

CISTERNE ROMANE DELLA CATTEDRALE

Negli ambienti sotterranei della Cattedrale di Santa Maria Assunta è presente una grande cisterna d’acqua risalente al periodo repubblicano di circa 600mq. La cisterna è caratterizzata dalla presenza di grandi colonne a sezione quadrangolare che ne sorreggono le volte e che delimitano cinque grandi navate. . I pilastri sono rivestiti da “opus latericium e “opus signinum”, la volta in “opus caementiciumGli ambienti riescono a contenere fino a 24 mila metri cubi di acqua che come raccontano alcuni storici dovevano provenire dalla raccolta delle acque piovane o come riportano altri servivano a raccogliere le acque provenienti dalle terme pubbliche presenti sopra questi ambienti i cui resti sono ancora visibili al di sotto del pavimento in cristallo dell’altare della Cattedrale. Nei secoli l’utilizzo di questi locali come spesso accade è mutato e molto probabilmente visti i numerosi affreschi presenti sulle colonne, sono stati utilizzati anche come luogo di culto e di preghiera. Sono ventinove infatti gli affreschi che ne adornano le pareti, opera di pittori sconosciuti del trecento e del quattrocento. Degni di nota sono gli affreschi ubicati nella seconda linea di pilastri a sinistra dell’ingresso. Il primo raffigura il Cristo in mandorla quadrilobata, il secondo è una rappresentazione simile con quattro Santi ed Angeli accompagnati da un devoto con spada. Il terzo raffigura il Cristo benedicente e il quarto dove vengono raffigurati cinque Santi dove al centro abbiamo Sant’Antonio Abate con barba bianca, bastone del pellegrino dove è poggiato un particolare copricapo tipico dei “Clerici vagantes”e campanello con alla sua sinistra Santo Stefano e San Lorenzo e sulla destra due santi non meglio identificati.  Nel quinto affresco invece si possono osservare cinque Sante, con a partire da sinistra Santa Caterina d’Alessandria con in mano la ruota frantumata, Sant’Elena, Santa Maria Maddalena, Santa Lucia ed un’ultima Santa a cui non è stato ancora possibile attribuire il nome. Nel muro posto a settentrione è presente un sarcofago di laterizio, decorato con uno stemma con mezza luna e tre stelle che in passato conteneva le spoglie del beato Nicola d’Atri, di cui ad Atri è conosciuta una bella leggenda che qui vi riportiamo e che ci riporta indietro al tempo delle tristemente nnote usanze dello “ius primae noctis” . Il Duca Nicola infatti abuso di una giovane fanciulla locale riscattando il privilegio della prima notte. La fanciulla per la vergogna si tolse la vita, buttandosi in mezzo ai famosi calanchi di Atri e Nicola, turbato dall’episodio, divenne asceta, vivendo all’ombra della Cattedrale, fino al punto di morire sul suo sagrato. Il giorno seguente la morte, fu trovato miracolosamente all’interno della chiesa. Le porte quasi per magia si erano aperte da sole risucchiando il duca. A seguito dell’episodio il Duca Nicola venne tumulato nella cisterna romana nel sarcofago che oggi possiamo osservare vuoto poiché anni dopo il corpo venne trasferito su volere del Vescovo Matteo de Judicibus, nella prima campata della navata destra della Basilica-Cattedrale. 

GROTTE LI MURI

Le Grotte “li muri” sono raggiungibili attraverso una piccola stradina localizzata a circa 100 m dall’imbocco di via Amos Zanibelli. Dopo aver percorso un breve tratto della via grazie sulla destra si trova l’imbocco del piccolo sentiero che grazie ad una scalinata terminale permette di raggiungere facilmente le prime sale di queste maestose strutture ipogee. Secondo alcune teorie, queste strutture corrisponderebbero alle prime abitazioni scavate nella roccia dai primi colonizzatori della collina su cui in seguito fu edificata Atri. In epoca romana, sembra che siano state utilizzate con lo scopo di contenere acque sorgive, come peraltro risulterebbe dall’utilizzo dell’opus signinum osservabile in alcune aree degli ampi stanzoni scavati interamente nel conglomerato, la breccia cementata che costituisce ricopre le tre colline, colle Maralto, colle di Mezzo e Muralto su cui sorge l’abitato di Atri. Oltre al rivestimento impermeabile presente sulle pareti di molti di questi ambienti e sulle volte dei cunicoli minori è presente anche il tipico cordolo idraulico posto solitamente nel punto di contatto tra le pareti e il piano di calpestio che serviva a non impedire all’acqua di infiltrarsi facilmente e perdersi nella nuda roccia.  Tante sono le tesi sulla loro funzione; da quella che vuole questi ambienti come luogo di macerazione per specie vegetali utilizzate anticamente per produrre filati (Lino e Canapa) a quella che le vuole utilizzate per l’allevamento degli Storioni con i quali gli antichi romani producevano il gustoso “Garum” fino a quella più accreditata che le vuole più semplicemente realizzate per reperire materiale da costruzione e in seguito grazie alla presenza di acqua, destinate a cisterne, dove l’acqua mantenuta a bassa temperatura grazie alla posizione interrata delle strutture, veniva utilizzata sia per l’approvvigionamento idrico che per l’irrigazione dei campi sottostanti. Il complesso fino ad oggi esplorato, ha una forma grosso modo trapezoidale, con una superficie di circa 700 mq, disposta su due piani. Particolarmente interessante risulta l’aspetto planimetrico con un corpo di gallerie più ampio costituito da quattro navate e tre gallerie ed uno più piccolo denominato “le macinelle”, dove due gallerie principali sono intersecate da sette laterali. La legenda narra che le grotte, avendo cinque entrate e cinque uscite, sarebbero in realtà l’estensione della mano di S. Reparata che, durante un terribile terremoto, tenne fra le sue mani la città di Atri impedendole di crollare.

Come raggiungere le grotte

Partendo dal Palazzo Ducale (p.zza Duchi d’Acquaviva), è possibile raggiungere le grotte percorrendo corso Elio Adriano per 400m, poi viale Umberto I per 200m, in seguito svoltare a destra su viale Gran Sasso e percorrerlo per 300m fino all’incrocio con viale Risorgimento. Imboccare il viale sulla sx e seguitare per circa 250m, appena superato il semaforo, svoltare a sx per via Amos Zanibelli e seguitare per circa 300m costeggiando una ringhiera in ferro verniciata di giallo per circa 250m. Lungo la ringhiera troverete un ingresso non segnalato attraverso il quale, dopo un breve tragitto di circa 300m in discesa, prima su selciato in betonella e poi su piccola scalinata, arriverete alle Grotte di Atri.

Per maggiori informazioni sul percorso scarica le mappe presenti nel link sottostante.

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Ultimo aggiornamento

9 Marzo 2021, 16:17